Pur avendo portato a termine gli studi di ingegneria militare, intrapresi per ordine paterno e a lui poco congeniali, a 25 anni pubblicò il primo romanzo, dal titolo “Povera gente”, che inaugurò il suo percorso nella letteratura russa, ma il cui insuccesso peggiorò ulteriormente la condizione

Iniziò a frequentare circoli socialisti, le cui finalità rivoluzionarie gli procurarono l’estrema punizione: la pena capitale; tuttavia, poco prima che avvenisse la fucilazione, lo Zar Nicola I modificò la condanna, ordinando quattro anni di lavori forzati in Siberia, terminati i quali diverrà soldato e, in seguito, ufficiale. Conosce la sua futura moglie, Marija, che sposerà nel 1857 e con la quale si trasferirà a Pietroburgo a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Nel periodo successivo al congedo si dedicherà ad un’intensa e prolifica attività letteraria che gli darà grande lustro fino ai giorni nostri, tanto da poterlo ritenere uno dei più grandi scrittori e pensatori russi assieme a Tolstoj. Un enfisema polmonare lo conduce alla morte nel 1881, all’età di sessant’anni. La sua opera, al giorno d’oggi ancora viva nella memoria letteraria, teatrale e cinematografica, rappresenta una prova tangibile di come da una vita segnata dalla sofferenza possa scaturire una magnifica arte, figlia di un dolore accolto e rielaborato con umanità.